Progetto:
Simona Sagone e Cristina Coltelli
Voci: Simona Sagone e Cristina Colteli
Pianoforte: Fabrizio Milani
Parte prima
Un Omaggio a Edith Piaf
“Una canzone è una storia, e il pubblico
deve essere in grado di crederci. Deve essere un grido del
cuore, la mia vita. Le parole devono essere semplici, il mio
pubblico non dovrebbe neanche pensare, ma dal loro ventre
devono rispondere alla mia voce. Deve esserci anche poesia,
quel tipo di poesia che li faccia sognare”. (E. Piaf) Edith
Piaf non è mai passata di moda: artista che ha accompagnato
le profonde mutazioni della società e della storia della canzone,
senza mai perdere il dialogo diretto con il suo pubblico,
resta una delle più grandi voci del secolo. Le sue canzoni,
e ancor più la disperata umanità che emerge dalle sue interpretazioni,
rimangono segni indelebili nella memoria di chiunque l’abbia
sentita cantare. Edith esisteva per cantare, e cantava per
esistere.
Parte seconda
Brecht: dell’Amore e
della Guerra
Per comprendere gli avvenimenti Brecht,
nei suoi diari di lavoro, sente come una necessità
il togliere alla realtà ciò che essa ha di ovvio.
Brecht escogita così un linguaggio non quotidiano,
poetico musicale, attraverso il quale diventa più facile
leggere il destino verso cui la Germania si stava avviando
dopo la Grande Guerra.
Canzoni fuori moda, forse, quelle composte da Brecht in collaborazione
con Weill, Hindemith e Eisler, radicate come sono nella realtà
della Germania post-bellica che sente avvicinarsi i rulli
di tamburo di una nuova guerra.
Non sentiamo forse anche noi oggi raccontare di rulli di tamburi,
di donne che piangono dalla disperazione, di donne che vedono
i loro uomini tornare avvolti in una bandiera; non sentiamo
il bisogno di riscatto della povera gente, l’urlo per
l’amore infranto e il desiderio di inventarci una città
ideale, dove tutto sia diverso, ma che non esiste ancora,
proprio come Youkali?
E’ attraverso la poesia che “la bellezza prende
dimora fra i relitti, gli stracci diventano una squisitezza”
( Bertold Brecht, Diario di lavoro, 1938-1942).
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