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Il giorno del cambiamento

Il 25 luglio del 1943 portò con sé un carico palpabile di tensione a Castel Guelfo, quando la notizia della caduta di Mussolini raggiunse anche il nostro piccolo angolo di mondo. Era come se l'aria stessa si impregnasse di un profondo senso di cambiamento. In quei momenti di incertezza, mi trovavo seduta sulla soglia della mia casa, catturata dallo spirito ribelle che si stava diffondendo.

"Guarda, mamma!" chiamai eccitata, segnalando l'avvicinarsi di un gruppo di donne in bicicletta. "C'è un gruppo di donne che sta dirigendosi verso la piazza!"

Mia madre si unì a me, entrambe osservando con curiosità la schiera di donne provenienti da Sesto Imolese. Nei loro occhi brillava una luce di ribellione mescolata a una determinazione palpabile.

"Chi saranno, mamma?" chiesi, cercando di interpretare il significato di quella scena straordinaria.

"Non lo so, cara, ma sembrano risolute in qualcosa di importante," rispose mia madre, gli occhi fissi sul gruppo che si avvicinava sempre di più.

Il gruppo di donne si fermò di fronte alla Casa del fascio, creando un'atmosfera tesa. Notai i soldati schierati davanti all'edificio, con il tenente che sembrava pronto a difendere il simbolo del regime.

"Guarda come resistono," sussurrò mia madre, la voce carica di ammirazione.

Restammo sulla soglia di casa nostra, spettatrici di una scena che si svolgeva di fronte a noi. Non riuscirono ad entrare nell'edificio, ma rimasero lì, come sentinelle di un cambiamento imminente.
Il giorno successivo, la nostra comunità fu ispirata da quell'esempio di coraggio. Castel Guelfo seguì l'esempio di Sesto Imolese, rovesciando i simboli del fascismo e aprendo la strada a un nuovo capitolo nella nostra storia.

Alcuni mesi dopo, per un gioco del destino, conobbi Vittorina dal Monte e scoprii che era una delle donne che avevo visto con mia madre quel pomeriggio. Per molto tempo non ripensai a quel giorno, ma so che la loro presenza, come un fuoco che si accendeva, illuminò la speranza nella comunità e nella mia vita. Non potevamo tollerare più a lungo il peso del fascismo.
Così mi unii a lei e al suo gruppo. Non ci arrendemmo. Non potevamo. Eravamo donne coraggiose, decise a scrivere il nostro destino. Avevamo mostrato al mondo che le donne e i giovani potevano fare la differenza.